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L’ORECCHIO E L’UDITO

Bentornati!
Nei precedenti articoli abbiamo parlato a grandi linee di alcuni concetti teorici relativi al suono rimanendo sempre legati all’aspetto pratico.
Avendo trattato a volo d’uccello alcune questioni legate alle vibrazioni e alle onde sonore, vorremmo illustrare in maniera elementare i meccanismi relativi al sistema uditivo.
È bene subito riflettere sul fatto che il suono non è percepito solo dall’essere umano ma anche da alcune specie animali e che talvolta in queste il sistema uditivo è notevolmente più sviluppato rispetto a quello umano.
Per gli animali il sistema uditivo è particolarmente importante per la sopravvivenza.
Per questo motivo non ci si deve stupire se in alcuni animali il padiglione auricolare è particolarmente sviluppato.
L’udito nelle prede è un sofisticatissimo sistema di allarme che permette loro di individuare il predatore in un arco di tempo sufficiente a mettere in salvo la vita.
Ci limiteremo a dire che in alcuni animali l’udito è così importante tanto da essere forniti di padiglioni auricolari non solo di grandi dimensioni, ma anche mobili, tanto da permettere loro l’individuazione della fonte sonora con precisione.
A differenza degli animali gli esseri umani non possono muovere i padiglioni auricolari, che per di più sono di dimensioni ridotte, ma non per questo il sistema uditivo umano e di facile codificazione.
La struttura dell’orecchio non è cosa semplice, ma cercheremo di analizzarla in maniera semplice.
Immediatamente a ridosso del padiglione auricolare c’è il condotto uditivo.
Alla fine del condotto uditivo si trova il timpano che è una sottile membrana.
Più di uno strumento di quotidiana portata per un musicista è stato concepito e costruito prendendo spunto dal sofisticatissimo sistema dell’apparato uditivo.
Il timpano è del tutto somigliante ad una pelle di tamburo ed è tesa e sensibile alle vibrazioni dell’aria che si infrangono contro il suo tessuto.
Quando il suono arriva al timpano questo lo assorbe e lo trasforma in tante sofisticate vibrazioni.
I segnali arrivati al timpano vengono raccolti e amplificati.
Questo complesso processo è svolto da tre piccoli ossicini: il martello, a ridosso del timpano, l’incudine
e la staffa.
Pensiamo solo al fatto che i movimenti meccanici e simultanei di questi tre ossicini sono in grado di percepire tutta la gamma di suoni che riusciamo a produrre quando suoniamo.
I suoni vengono percepiti anche contemporaneamente.
Riusciamo a captare e riconoscere le vibrazioni complessissime che produciamo quando parliamo.
L’orecchio è collegato con la bocca e il naso.
Questo collegamento serve per compensare la pressione dell’aria che arriva dalle vibrazioni attraverso il condotto uditivo.
Si potrebbe pensare che il pericolo più grave per l’orecchio possa essere determinato solo dai batteri e virus che dal naso e dalla bocca possono passare al sistema uditivo, provocando così otiti, anche gravi.
In realtà i danni gravi che si possono procurare alla capacità di udire si riferiscono anche alla forza delle vibrazioni che arrivano all’orecchio.
Vediamo perché.
Accanto al labirinto che serve per l’equilibrio e che non tratteremo, c’è la coclea che ha la forma di una chiocciola.
La coclea trasforma gli impulsi meccanici in impulsi nervosi.
Senza questo organo interno all’orecchio il suono non sarebbe percepibile a livello nervoso.
L’ossicino della staffa batte sulla coclea che ha un liquido al suo interno.
La membrana elastica di cui è costituita la coclea trasmette a delle minuscole cellule fornite di ciglia l’informazione ricevuta che a loro volta la trasmettono al tessuto nervoso.
L’impulso arriva al cervello e viene interpretato.
È fondamentale precisare che le terminazioni nervose che si trovano sotto le cellule ciliate non vengono sostituite dall’organismo e rimangono le stesse per tutta la vita.
Lavorano senza mai disattivarsi, dalla nascita alla morte dell’individuo.
Quando si produce un danno a questi tessuti, tale danno è irreparabile.
Dobbiamo fare molta attenzione all’udito.
È necessario fare attenzione a non danneggiare le terminazioni nervose a ridosso delle cellule ciliate del nostro orecchio.
Bisogna fare attenzione al volume degli amplificatori, delle casse acustiche e alla forza che si imprime ai colpi sulle pelli della batteria.
Se per questioni di dinamica non si può fare a meno di produrre un volume alto è necessario proteggere l’udito con delle protezioni che riducano notevolmente l’intensità delle vibrazioni.
Concludiamo rendendo omaggio all’eccellenza italiana che ha scoperto i meccanismi dell’udito, cioè Alfonso Corti, vissuto durante l’Ottocento.
Nei prossimi articoli tratteremo ancora argomenti che riguarderanno il suono, lasceremo il microscopio che abbiamo usato oggi e cercheremo di analizzare alcuni dei molteplici aspetti che riguardano il suono.
Vi salutiamo e vi diamo appuntamento al prossimo articolo.

Redazione Mast Music Academy

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